Alex Cotoia e l’assoluzione definitiva - cosa è successo?

Valentina Pellegrino .

17 maggio 2026

Alex Cotoia, con occhiali e abito blu, ascolta attentamente in tribunale.

Quando un volto finisce al centro dell’attenzione per una vicenda giudiziaria, è facile fermarsi al titolo più forte e perdere la storia reale. Il caso di Alex Cotoia riguarda invece anni di violenze familiari, un processo complesso e una ricerca ostinata di normalità. Qui ricostruisco i fatti essenziali, il significato dell’assoluzione definitiva e ciò che si sa della sua vita dopo i tribunali.

La vicenda si comprende seguendo fatti, sentenze e vita privata

  • Il fatto risale al 30 aprile 2020, a Collegno, nell’area metropolitana di Torino.
  • Cotoia intervenne durante una lite familiare per proteggere la madre e il fratello.
  • La Cassazione ha reso definitiva nel 2025 l’assoluzione riconosciuta nel processo d’appello bis.
  • La formula giuridica è quella della legittima difesa putativa, legata alla percezione concreta di un pericolo.
  • Dopo gli studi in comunicazione, il giovane ha cercato una strada lontana dalla notorietà e dai riflettori.

Alex Cotoia, giovane imputato, ascolta in tribunale. Al suo fianco, avvocati e giudici in toga.

Chi è Alex Cotoia e perché la sua storia ha colpito l’Italia

Il nome di Cotoia è diventato noto non per un programma televisivo o per una carriera nel mondo dello spettacolo, ma per una vicenda di cronaca che ha sollevato domande profonde sulla violenza domestica e sui limiti della difesa. Al momento dei fatti era appena maggiorenne e viveva con la famiglia a Collegno, in provincia di Torino.

La notorietà, quindi, va interpretata con cautela. Non si tratta di una celebrità tradizionale, bensì di una persona privata divenuta pubblicamente riconoscibile per un processo seguito in tutta Italia. È proprio questa distanza tra il personaggio costruito dai media e l’individuo reale che, secondo me, richiede un racconto più preciso e meno spettacolare.

Nel corso degli anni il giovane ha scelto anche il cognome della madre, abbandonando quello paterno. La scelta non è un dettaglio di colore, ma un gesto legato alla propria identità e al bisogno di prendere le distanze da una storia familiare diventata pubblica.

Che cosa è successo a Collegno il 30 aprile 2020

La sera del 30 aprile 2020, nell’abitazione di famiglia, scoppiò l’ennesima lite tra Giuseppe Pompa e i suoi familiari. Secondo la ricostruzione emersa durante il processo, l’uomo aveva esercitato nel tempo comportamenti violenti, minacce e forme di controllo nei confronti della moglie e degli altri componenti della famiglia.

Durante quella serata, Cotoia intervenne per difendere la madre. Il padre morì dopo essere stato colpito con un coltello. Il numero delle ferite, 34 coltellate, ha avuto un peso importante nel dibattito pubblico, ma da solo non racconta il contesto valutato dai giudici.

La difesa ha sostenuto che il giovane avesse agito in una situazione di pericolo immediato, convinto che il padre potesse prendere un’arma e continuare l’aggressione. La questione centrale non era soltanto stabilire che cosa fosse accaduto fisicamente, ma capire come apparisse il pericolo in quel momento a chi si trovava dentro una situazione familiare descritta come estremamente pesante.

Questo è il punto che spesso viene semplificato nei commenti online. Parlare di legittima difesa non significa approvare la violenza in generale, né trasformare ogni reazione in una giustificazione automatica. Significa valutare la presenza di un’aggressione, l’immediatezza del rischio e la ragionevolezza della percezione di chi si difende.

Il percorso giudiziario fino all’assoluzione definitiva

La storia processuale è stata tutt’altro che lineare. Cotoia era stato assolto in primo grado, poi condannato in appello e infine nuovamente assolto nel processo d’appello bis disposto dopo l’intervento della Cassazione.

Periodo Passaggio principale Perché conta
30 aprile 2020 Uccisione del padre nell’abitazione di Collegno Il fatto dà origine al procedimento penale
Primo processo Assoluzione per legittima difesa La prima valutazione esclude la responsabilità penale per omicidio
Processo d’appello Condanna a una pena detentiva La corte interpreta diversamente dinamica e proporzione della reazione
13 gennaio 2025 Assoluzione nel processo d’appello bis Viene riconosciuta la legittima difesa putativa
29 ottobre 2025 La Cassazione rende definitiva l’assoluzione Il ricorso della Procura generale viene dichiarato inammissibile

L’espressione legittima difesa putativa indica una situazione in cui la persona agisce ritenendo, sulla base di elementi concreti, di trovarsi davanti a un pericolo reale e attuale, anche se quella percezione non coincide perfettamente con ciò che viene accertato dopo. Non è una formula generica: deve essere sostenuta da circostanze credibili e valutata caso per caso.

La sentenza definitiva del 2025 ha chiuso il capitolo giudiziario. Questo non cancella la drammaticità della morte, ma stabilisce che, sul piano penale, la condotta è stata riconosciuta come difensiva e non come omicidio volontario punibile.

La vita dopo i processi tra studio, lavoro e normalità

Una delle dichiarazioni più significative del giovane è stata il desiderio di avere una vita ordinaria, fatta di lavoro, affetti e tranquillità. Dopo anni di udienze e attenzione mediatica, questa aspirazione appare quasi più importante della notorietà conquistata involontariamente.

Nel 2025 aveva raccontato di essersi laureato in Scienze della comunicazione e di aver iniziato a lavorare nel Trevigiano, nell’azienda dell’imprenditore Paolo Fassa Bortolo, che aveva sostenuto le sue spese legali. Il ruolo indicato riguardava l’ufficio acquisti e il settore degli isolanti per cappotti termici, una strada diversa dagli studi ma concreta e stabile.

Non considero questo cambio di direzione un fallimento professionale. Al contrario, dopo una vicenda così invasiva, la possibilità di imparare un mestiere, avere colleghi e costruire una routine può rappresentare una forma concreta di ripartenza. La laurea resta una competenza, non un obbligo a seguire un unico percorso.

La differenza tra una notorietà subita e una carriera costruita con gradualità si vede anche osservando storie nate nel mondo della moda, come la carriera di Alana Hadid. Sono percorsi molto diversi, ma aiutano a capire che l’esposizione pubblica non coincide sempre con una professione nel mondo dello spettacolo.

Come leggere questa vicenda senza trasformarla in spettacolo

Il caso continua a interessare perché incrocia tre temi forti: la violenza familiare, il funzionamento della giustizia e il modo in cui i media raccontano le persone coinvolte. A mio avviso, il primo errore è usare soltanto il numero delle coltellate per definire l’intera storia. Il secondo è descrivere Cotoia come un eroe senza mostrare il dolore e la complessità del contesto.

Un racconto responsabile deve distinguere sempre tra fatti accertati, ricostruzioni processuali e opinioni personali. Deve inoltre evitare di trasformare le dichiarazioni intime rese in podcast o interviste in materiale da consumo emotivo, soprattutto quando riguardano anni di paura e maltrattamenti.

Anche nel mondo dello spettacolo il pubblico tende a seguire ciò che accade alle persone oltre la loro immagine pubblica, come mostra il percorso dedicato alle nuove scelte di Monica Bellucci. Nel caso di Cotoia, però, la cautela deve essere ancora maggiore perché non si parla di una carriera artistica, ma di una vicenda giudiziaria e familiare dolorosa.

Chi legge dovrebbe evitare di cercare dettagli morbosi o conclusioni rapide. La sentenza definitiva chiarisce la responsabilità penale, mentre il significato umano della vicenda resta legato alla prevenzione della violenza domestica e alla capacità di riconoscere per tempo le richieste d’aiuto.

Che cosa resta davvero della storia di Cotoia

La vicenda mostra quanto possa essere tortuoso il percorso per arrivare a una decisione giudiziaria definitiva. Mostra anche che dietro una persona diventata famosa per la cronaca esiste spesso un individuo che desidera soltanto recuperare privacy, lavoro e relazioni normali.

Nel 2026 il dato più importante è chiaro: l’assoluzione è definitiva e il procedimento penale si è concluso. Il modo più corretto di ricordare questa storia, secondo me, non è ripetere soltanto il gesto finale, ma considerare il contesto di violenza accertato dai giudici e il diritto di chi sopravvive a ricostruire la propria vita lontano dai riflettori.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il 30 aprile 2020 Cotoia intervenne durante una lite familiare per proteggere la madre e il fratello. Il padre morì dopo essere stato colpito con un coltello; nel processo furono esaminate anche le violenze, le minacce e il controllo esercitati nel tempo all’interno della famiglia.
La legittima difesa putativa indica una situazione in cui una persona agisce ritenendo, sulla base di circostanze concrete, di trovarsi davanti a un pericolo reale e attuale. Nel caso di Cotoia, i giudici hanno valutato la percezione del rischio durante l’aggressione e il contesto familiare descritto come estremamente pesante.
Cotoia fu assolto in primo grado, condannato in appello e poi nuovamente assolto nel processo d’appello bis. La Cassazione ha reso definitiva l’assoluzione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale.
Dopo gli studi in Scienze della comunicazione, Cotoia ha cercato una vita lontana dai riflettori. Nel 2025 aveva raccontato di lavorare nel Trevigiano nell’ufficio acquisti di un’azienda attiva nel settore degli isolanti per cappotti termici.
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violenza domestica legittima difesa putativa cassazione cronaca giudiziaria
Autor Valentina Pellegrino
Valentina Pellegrino
Mi chiamo Valentina Pellegrino e da 11 anni mi dedico con passione a esplorare e condividere il mondo della moda, della bellezza e del lifestyle. Il mio interesse per l'armocromia e il benessere è nato dal desiderio di aiutare le persone a scoprire e valorizzare la propria unicità, creando un legame profondo tra l'immagine esteriore e il benessere interiore. Attraverso i miei scritti, cerco di rendere accessibili concetti complessi, fornendo consigli pratici e basati su una ricerca accurata e un costante aggiornamento sulle tendenze. Il mio obiettivo è offrire contenuti utili, chiari e sempre attendibili, che possano accompagnarti nel tuo percorso di scoperta personale e di stile.
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